Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.
Se volete farne parte anche voi... rimboccatevi le maniche e recensite!
Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.
Per saperne di più continuate a leggere.
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"Midara na Ao-chan wa Benkyō ga Dekinai" (ovvero "Ao-chan Can't Study" - "Ao non può studiare") è una serie di dodici mini-episodi della durata di dodici minuti andata in onda nel 2019, che affronta in modo comico/demenziale il pruriginoso tema di cosa pensano e come vivono il sesso i ragazzi in età adolescenziale.
Di recente mi è capitato di vedere "Aruburu", la serie di Mari Okada dal titolo piuttosto roboante "O fanciulle nella vostra stagione selvaggia", e non posso esimermi dall'evidenziare qualche somiglianza tra le due serie che sono uscite anche a breve distanza l'una dall'altra. Beh, il consiglio che mi sento di dare al lettore del mio modestissimo contributo è quello di visionare anche "Araburu", se si è apprezzato l'anime in recensione, perché, in un certo senso, partono dalle medesime premesse e si completano a vicenda.
Per "Ao non può studiare" posso scrivere che anche in questo caso la letteratura erotica costituisce il sostrato posto alla base della storia. La bella protagonista Ao Horie, studentessa delle superiori, è la figlia di un famoso scrittore di romanzi e libri erotici, e, vuoi per reazione contraria al "licenzioso" genitore, è una ragazza dalla visione "molto rigida" (latamente bigotta) dei rapporti interpersonali con esponenti del sesso opposto e completamente dedita allo studio.
Tuttavia, il fato la pone di fronte a una dichiarazione d'amore da parte del compagno di classe Takumi Kijima, altrettanto carino e popolare tra le ragazze, tanto che anche l'amica del cuore di Ao, Miyabi Takaoka, se ne è invaghita.
Mi fermo qui. Di sicuro questa serie dà il suo meglio nella narrazione delle situazioni più equivoche, affrontando in modo spesso esilarante le paure, i dubbi, le convenzioni, i sensi di colpa di Ao e Takumi nell'affrontare la loro storia di amore in un contesto come quello della società giapponese, in cui anche toccare una mano della persona che piace diventa un'impresa titanica, dare un bacio assomiglia al primo passo dell'uomo sulla Luna e arrivare al sesso probabilmente diventa un viaggio spaziale ai confini del Sistema Solare.
C'è di bello in questa serie la presenza del padre di Ao. Al di là della rappresentazione grafica (una specie di mini-uomo molto infantile che può sembrare tutto tranne che un esperto di scritti erotici, piuttosto irreale e nonsense), esiste un membro della famiglia che, dall'alto della sua esperienza di scrittore, si prodiga a più riprese a capire la figlia e i sentimenti contrastanti che sta vivendo, sebbene resti sempre una macchietta coerentemente al genere della serie, risultando spesso più un combinaguai e dipendente anche materialmente dalla figlia (vedi lei sempre impegnata a cucinare per lui).
E così i mini-episodi raccontano dell'evoluzione di Ao (e anche di Takumi) verso l'agognato "happy ending" (almeno quello c'è, senza i soliti finali aperti e spesso "irritanti"), con un bel messaggio di speranza sui rapporti sentimentali tra ragazzi: vivere l'amore senza forzature o secondo idee e preconcetti forniti o imposti da altri. Ogni relazione ha i suoi tempi e ciascuno di noi metabolizza certe situazioni e sentimenti in modo diverso a seconda delle occasioni.
L'anime, al pari di "Aruburu", affronta anche le pulsioni più "terrene" dal punto di vista femminile. Sarà perché Ao ha la testa piena dei racconti del padre, ma è esilarante vedere quanti "film" si crea in ogni situazione più o meno ambigua (anche quando non lo è proprio) con l'immaginazione, per poi essere sempre più delusa dall'assoluta mancanza di intraprendenza di Takumi.
Sembra ancora una volta passare il messaggio "anche le ragazze pensano e vogliono il sesso", ma in realtà mi è sembrato di intravedere anche il corollario "i maschi non sono tutti dei satrapi dediti all'attentato delle virtù femminili". Forse una conclusione un po' ingenua e ottimistica che si basa ancora sulla visione dell'amore "puro" e "fanciullesco" dovuto alle prime esperienze in campo amoroso.
In questo ambito, la serie resta un ottimo momento di svago e divertimento, con momenti ecchi tutto sommato ridotti e non eccessivi. In una serie come questa, qualche situazione pecoreccia tipo B-movie anni '70 - '80 ci può anche stare, per corroborare il senso della serie: vivere i propri sentimenti e istinti in modo più rilassato e senza attribuire loro significati che non sono loro propri.
Di recente mi è capitato di vedere "Aruburu", la serie di Mari Okada dal titolo piuttosto roboante "O fanciulle nella vostra stagione selvaggia", e non posso esimermi dall'evidenziare qualche somiglianza tra le due serie che sono uscite anche a breve distanza l'una dall'altra. Beh, il consiglio che mi sento di dare al lettore del mio modestissimo contributo è quello di visionare anche "Araburu", se si è apprezzato l'anime in recensione, perché, in un certo senso, partono dalle medesime premesse e si completano a vicenda.
Per "Ao non può studiare" posso scrivere che anche in questo caso la letteratura erotica costituisce il sostrato posto alla base della storia. La bella protagonista Ao Horie, studentessa delle superiori, è la figlia di un famoso scrittore di romanzi e libri erotici, e, vuoi per reazione contraria al "licenzioso" genitore, è una ragazza dalla visione "molto rigida" (latamente bigotta) dei rapporti interpersonali con esponenti del sesso opposto e completamente dedita allo studio.
Tuttavia, il fato la pone di fronte a una dichiarazione d'amore da parte del compagno di classe Takumi Kijima, altrettanto carino e popolare tra le ragazze, tanto che anche l'amica del cuore di Ao, Miyabi Takaoka, se ne è invaghita.
Mi fermo qui. Di sicuro questa serie dà il suo meglio nella narrazione delle situazioni più equivoche, affrontando in modo spesso esilarante le paure, i dubbi, le convenzioni, i sensi di colpa di Ao e Takumi nell'affrontare la loro storia di amore in un contesto come quello della società giapponese, in cui anche toccare una mano della persona che piace diventa un'impresa titanica, dare un bacio assomiglia al primo passo dell'uomo sulla Luna e arrivare al sesso probabilmente diventa un viaggio spaziale ai confini del Sistema Solare.
C'è di bello in questa serie la presenza del padre di Ao. Al di là della rappresentazione grafica (una specie di mini-uomo molto infantile che può sembrare tutto tranne che un esperto di scritti erotici, piuttosto irreale e nonsense), esiste un membro della famiglia che, dall'alto della sua esperienza di scrittore, si prodiga a più riprese a capire la figlia e i sentimenti contrastanti che sta vivendo, sebbene resti sempre una macchietta coerentemente al genere della serie, risultando spesso più un combinaguai e dipendente anche materialmente dalla figlia (vedi lei sempre impegnata a cucinare per lui).
E così i mini-episodi raccontano dell'evoluzione di Ao (e anche di Takumi) verso l'agognato "happy ending" (almeno quello c'è, senza i soliti finali aperti e spesso "irritanti"), con un bel messaggio di speranza sui rapporti sentimentali tra ragazzi: vivere l'amore senza forzature o secondo idee e preconcetti forniti o imposti da altri. Ogni relazione ha i suoi tempi e ciascuno di noi metabolizza certe situazioni e sentimenti in modo diverso a seconda delle occasioni.
L'anime, al pari di "Aruburu", affronta anche le pulsioni più "terrene" dal punto di vista femminile. Sarà perché Ao ha la testa piena dei racconti del padre, ma è esilarante vedere quanti "film" si crea in ogni situazione più o meno ambigua (anche quando non lo è proprio) con l'immaginazione, per poi essere sempre più delusa dall'assoluta mancanza di intraprendenza di Takumi.
Sembra ancora una volta passare il messaggio "anche le ragazze pensano e vogliono il sesso", ma in realtà mi è sembrato di intravedere anche il corollario "i maschi non sono tutti dei satrapi dediti all'attentato delle virtù femminili". Forse una conclusione un po' ingenua e ottimistica che si basa ancora sulla visione dell'amore "puro" e "fanciullesco" dovuto alle prime esperienze in campo amoroso.
In questo ambito, la serie resta un ottimo momento di svago e divertimento, con momenti ecchi tutto sommato ridotti e non eccessivi. In una serie come questa, qualche situazione pecoreccia tipo B-movie anni '70 - '80 ci può anche stare, per corroborare il senso della serie: vivere i propri sentimenti e istinti in modo più rilassato e senza attribuire loro significati che non sono loro propri.
Honey Lemon Soda
4.0/10
Mi sono approcciato a questo anime molto speranzoso.
Avevo letto che il manga era longevo, 27 volumi e ancora in prosecuzione, e che trattava di tematiche forti come bullismo e genitori iper protettivi.
Insomma avevo tutte le migliori intenzioni e dopo la prima puntata la mia impressione è stata abbastanza positiva: sigla orecchiabile, character design non eccezionale ma in qualche modo insolito, protagonista introversa e con un passato di emarginazione alle spalle, pronta per suscitare voglia di protezione. Mi ha ricordato in qualche modo "Kimi ni Todoke". I toni erano molto più pesanti ma ho pensato fosse la classica esagerazione iniziale introduttiva per creare empatia in preparazione del percorso di redenzione.
Grosso errore di valutazione.
Non si trattava di un’introduzione appositamente esagerata per creare empatia… si trattava dell’essenza di tutto l’anime, del lietmotiv di ogni singola puntata di questa serie, dalla prima all’ultima.
Ognuna delle 12 puntate è infatti così: greve e avvilente. Causa di questo è principalmente la protagonista, Uka Ishimori, che è uno dei personaggi più lagnosi, vittimisti, autocommiseranti che mi sia mai capitato di conoscere. Un autentico caso umano.
Con Uka, "Honey Lemon Soda" mette a dura prova la nostra pazienza: una ragazzina indifesa kawaii, che di primo acchito provoca sentimenti di protezione, quanto può essere deprimente, autosabotante, pessimista, intrinsecamente inetta prima di risultare insopportabile? Non lo so, ma di sicuro Uka riesce a varcare quel limite. Passa tutto il tempo a piangere e buttarsi giù, non fa praticamente altro nel corso della sua giornata. Ha una considerazione di sé che a scendere non si ferma nemmeno allo zero assoluto, va oltre. Praticamente ogni volta che trova il coraggio di aprire bocca, grida, con le lacrime agli occhi. Persino le cose belle vengono da lei vissute male, con senso di colpa o vengono interpretate in termini insensatamente pessimistici. Tutto amplificato da una logorante colonna sonora depressiva.
Oltre all’estenuante negatività, questo personaggio è caratterizzato anche da ridicolaggini assurde, cartoonesche, del tipo che lei non ha mai preso in mano una palla da basket ma al primo tentativo fa un canestro da tre perché pur non avendo mai fatto sport, ha tante volte fantasticato di fare sport. O che vince le gare di atletica nonostante lei per anni non avesse in pratica fatto moto visto che, a parte la scuola, passava tutte le sue giornate segregata in casa da genitori iperprotettivi.
Di contro Miura-kun, il principe giallo, è un personaggio irreale: un ragazzo bellissimo, schivo e mezzo teppista, dal passato tenebroso mai spiegato, apparentemente non interessato a nessuno, continuamente attorniato da ragazze che lo vogliono e gli chiedono di uscire o da ragazzi che si impicciano dei fatti suoi. E’ raffigurato continuamente lì, che guarda noncurante il cellulare, in mezzo a una cerchia di gente che gli parla e cerca di attrarre la sua attenzione, e che lui schifa e non degna né di uno sguardo né di una parola. A una certa direi che queste persone si dovrebbero pure stufare e allontanarsi da lui ma no, sono sempre li. Fanno parte della sua iconografia.
Ovviamente uno così irraggiungibile cosa fa? Si interessa a prima vista a una ragazza comune e insignificante come Uka, senza alcuna spiegazione, e ne diventa il protettore.
Ogni interazione tra Miura-kun e Uka è esagerata e macchiettistica: lui si materializza improvvisamente ogni volta che Uka ha bisogno, certe volte pare quasi che voli o si teletrasporti, ha una forza sovrumana che gli permette di sgominare da solo numerosi bulli insieme. Sua caratteristica peculiare è che non ha il senso della privacy: frasi che andrebbero dette in privato lui le spara a Uka in pubblico davanti a tremila persone: la tv lo intervista e lui se ne esce con “a Ishimori ci penso io”, così, dal nulla. O, non ricordo in quale occasione, sempre davanti a tutta la scuola “Veglierò su di te, per sempre”.
Oppure gli chiedono di fare il discorso di apertura del quadrimestre (perché mai chiederlo a lui, poi? Persone più inadatte ne abbiamo?) e anche li un’altra frase di quelle che andrebbero sussurrate in intimità e che invece urla al microfono in aula magna. A tu per tu invece tratta Uka come se fosse una minorata mentale, la salva guardandola ogni volta dall’alto in basso con sguardo severo e dandole lezioni di vita, che lei accoglie con occhi sgranati come rivelazioni del suo Dio. Pare un mental coach ingaggiato dalla famiglia per farle riacquistare autostima.
Ah, nelle loro interazioni c’è spesso di mezzo qualche lemon soda, che compare nei momenti più inaspettati: a chi andrà in faccia stavolta?
Se i due protagonisti sono delle caricature viventi, la fauna umana attorno a loro non è da meno.
"Honey Lemon Soda" ci trasporta infatti in un universo parallelo in cui è normale che una ragazza venga bullizzata ad ogni angolo da chiunque la capiti a tiro; in cui un ragazzo popolare viene quotidianamente e continuamente avvicinato ovunque vada (a scuola, per la strada, in spiaggia, nei locali) da gente a caso sconosciuta che gli chiede pubblicamente, davanti a tutti, dettagli della sua vita privata (con chi sta, con chi si è lasciato, perché, come); in cui nessuna persona ha il buon gusto e il contegno di tenere per sè pensieri ingiuriosi o impertinenti; in cui Uka ovunque vada intercetti di continuo per caso gente che spettegola specificatamente di lei o del ragazzo che le piace.
Penso sia uno degli anime con i dialoghi più improbabili mai sentiti.
Sa tutto di così forzato e irreale che l’unica cosa che avrebbe potuto salvare sta roba sarebbe stato se fosse venuto fuori che Uka aveva avuto un incidente e tutto ciò che vedevamo era un ingenuo sogno di questa povera creatura.
Tecnicamente discreto: i disegni sono abbastanza buoni, le animazioni non sempre fluide e a volte fanno un effetto Picasso. OST, come detto, troppo pesantona. Sigle carine.
Onestamente verso la fine sono andato avanti per la comicità involontaria, fingendo si trattasse di una parodia di un romance. In questa chiave devo dire che faceva anche ridere.
Ma insomma, stiamo pur sempre parlando di uno dei peggiori romance che abbia visto negli ultimi anni.
Avevo letto che il manga era longevo, 27 volumi e ancora in prosecuzione, e che trattava di tematiche forti come bullismo e genitori iper protettivi.
Insomma avevo tutte le migliori intenzioni e dopo la prima puntata la mia impressione è stata abbastanza positiva: sigla orecchiabile, character design non eccezionale ma in qualche modo insolito, protagonista introversa e con un passato di emarginazione alle spalle, pronta per suscitare voglia di protezione. Mi ha ricordato in qualche modo "Kimi ni Todoke". I toni erano molto più pesanti ma ho pensato fosse la classica esagerazione iniziale introduttiva per creare empatia in preparazione del percorso di redenzione.
Grosso errore di valutazione.
Non si trattava di un’introduzione appositamente esagerata per creare empatia… si trattava dell’essenza di tutto l’anime, del lietmotiv di ogni singola puntata di questa serie, dalla prima all’ultima.
Ognuna delle 12 puntate è infatti così: greve e avvilente. Causa di questo è principalmente la protagonista, Uka Ishimori, che è uno dei personaggi più lagnosi, vittimisti, autocommiseranti che mi sia mai capitato di conoscere. Un autentico caso umano.
Con Uka, "Honey Lemon Soda" mette a dura prova la nostra pazienza: una ragazzina indifesa kawaii, che di primo acchito provoca sentimenti di protezione, quanto può essere deprimente, autosabotante, pessimista, intrinsecamente inetta prima di risultare insopportabile? Non lo so, ma di sicuro Uka riesce a varcare quel limite. Passa tutto il tempo a piangere e buttarsi giù, non fa praticamente altro nel corso della sua giornata. Ha una considerazione di sé che a scendere non si ferma nemmeno allo zero assoluto, va oltre. Praticamente ogni volta che trova il coraggio di aprire bocca, grida, con le lacrime agli occhi. Persino le cose belle vengono da lei vissute male, con senso di colpa o vengono interpretate in termini insensatamente pessimistici. Tutto amplificato da una logorante colonna sonora depressiva.
Oltre all’estenuante negatività, questo personaggio è caratterizzato anche da ridicolaggini assurde, cartoonesche, del tipo che lei non ha mai preso in mano una palla da basket ma al primo tentativo fa un canestro da tre perché pur non avendo mai fatto sport, ha tante volte fantasticato di fare sport. O che vince le gare di atletica nonostante lei per anni non avesse in pratica fatto moto visto che, a parte la scuola, passava tutte le sue giornate segregata in casa da genitori iperprotettivi.
Di contro Miura-kun, il principe giallo, è un personaggio irreale: un ragazzo bellissimo, schivo e mezzo teppista, dal passato tenebroso mai spiegato, apparentemente non interessato a nessuno, continuamente attorniato da ragazze che lo vogliono e gli chiedono di uscire o da ragazzi che si impicciano dei fatti suoi. E’ raffigurato continuamente lì, che guarda noncurante il cellulare, in mezzo a una cerchia di gente che gli parla e cerca di attrarre la sua attenzione, e che lui schifa e non degna né di uno sguardo né di una parola. A una certa direi che queste persone si dovrebbero pure stufare e allontanarsi da lui ma no, sono sempre li. Fanno parte della sua iconografia.
Ovviamente uno così irraggiungibile cosa fa? Si interessa a prima vista a una ragazza comune e insignificante come Uka, senza alcuna spiegazione, e ne diventa il protettore.
Ogni interazione tra Miura-kun e Uka è esagerata e macchiettistica: lui si materializza improvvisamente ogni volta che Uka ha bisogno, certe volte pare quasi che voli o si teletrasporti, ha una forza sovrumana che gli permette di sgominare da solo numerosi bulli insieme. Sua caratteristica peculiare è che non ha il senso della privacy: frasi che andrebbero dette in privato lui le spara a Uka in pubblico davanti a tremila persone: la tv lo intervista e lui se ne esce con “a Ishimori ci penso io”, così, dal nulla. O, non ricordo in quale occasione, sempre davanti a tutta la scuola “Veglierò su di te, per sempre”.
Oppure gli chiedono di fare il discorso di apertura del quadrimestre (perché mai chiederlo a lui, poi? Persone più inadatte ne abbiamo?) e anche li un’altra frase di quelle che andrebbero sussurrate in intimità e che invece urla al microfono in aula magna. A tu per tu invece tratta Uka come se fosse una minorata mentale, la salva guardandola ogni volta dall’alto in basso con sguardo severo e dandole lezioni di vita, che lei accoglie con occhi sgranati come rivelazioni del suo Dio. Pare un mental coach ingaggiato dalla famiglia per farle riacquistare autostima.
Ah, nelle loro interazioni c’è spesso di mezzo qualche lemon soda, che compare nei momenti più inaspettati: a chi andrà in faccia stavolta?
Se i due protagonisti sono delle caricature viventi, la fauna umana attorno a loro non è da meno.
"Honey Lemon Soda" ci trasporta infatti in un universo parallelo in cui è normale che una ragazza venga bullizzata ad ogni angolo da chiunque la capiti a tiro; in cui un ragazzo popolare viene quotidianamente e continuamente avvicinato ovunque vada (a scuola, per la strada, in spiaggia, nei locali) da gente a caso sconosciuta che gli chiede pubblicamente, davanti a tutti, dettagli della sua vita privata (con chi sta, con chi si è lasciato, perché, come); in cui nessuna persona ha il buon gusto e il contegno di tenere per sè pensieri ingiuriosi o impertinenti; in cui Uka ovunque vada intercetti di continuo per caso gente che spettegola specificatamente di lei o del ragazzo che le piace.
Penso sia uno degli anime con i dialoghi più improbabili mai sentiti.
Sa tutto di così forzato e irreale che l’unica cosa che avrebbe potuto salvare sta roba sarebbe stato se fosse venuto fuori che Uka aveva avuto un incidente e tutto ciò che vedevamo era un ingenuo sogno di questa povera creatura.
Tecnicamente discreto: i disegni sono abbastanza buoni, le animazioni non sempre fluide e a volte fanno un effetto Picasso. OST, come detto, troppo pesantona. Sigle carine.
Onestamente verso la fine sono andato avanti per la comicità involontaria, fingendo si trattasse di una parodia di un romance. In questa chiave devo dire che faceva anche ridere.
Ma insomma, stiamo pur sempre parlando di uno dei peggiori romance che abbia visto negli ultimi anni.
I My Me! Strawberry Eggs
6.5/10
La storia narra le vicende di Amawa Hibiki, giovane insegnante di ginnastica con zero esperienza lavorativa, tanta voglia di mettersi alla prova, un affitto da pagare all’arzilla e spietata padrona del suo appartamento, Ruru Sanjo, che, in caso contrario, minaccia di cucinare il suo cane e non si risparmia di utilizzare armi contro i suoi inquilini morosi. Sono ragioni più che sufficienti insomma per proporsi come insegnante alla scuola Sannomiya, che necessiterebbe proprio di questa figura professionale. Pur tuttavia la sua candidatura viene respinta perché portatore sano di cromosoma Y. Ebbene sì, questa scuola assume solo donne, ritenendo gli uomini privi d’amore (tra le altre cose) e dunque educatori inadatti, e non si fa scrupolo alcuno di ghettizzare e discriminare anche gli studenti maschi, unici addetti alle pulizie e bollati come pervertiti (non che alcuni dei personaggi secondari dentro e fuori la scuola aiutino a disconfermare tali preconcetti, es. i vicini di Hibiki). Ma il nostro eroe non si darà per vinto e aiutato dall’esuberante ed eclettica padrona di casa si lancerà in una missione sotto copertura contro le assurde norme, e le rigide e oppressive preside e vicepreside, per farlo dovrà travestirsi da donna (avere nomi unisex, capelli chilometrici ed essere una specie di bishonen aiutano sempre in un anime): un modulatore vocale, una tinta temporanea, un paio di calze di nylon e decolletè su cui sa inspiegabilmente camminare e voilà. Otterrà così l’ambita assunzione, pur rimanendo istintivamente inviso alle succitate cape, come evidente nel presentargli/le come prova d’ingresso una impresa palesemente scorretta sia per allieva che maestra, ovverosia far correre fino al traguardo la giovane Fuuko Kuzuha, ragazzina sempre pronta a farsi carico delle rogne di tutti e, usando un grosso eufemismo, assolutamente negata per l’attività fisica in generale, che si prenderà tra l’altro una bella cotta per la sua prof. Hibiki riuscirà tuttavia non solo a darle coraggio e trionfare, ma anche a far abbandonare modalità e vestiari che sono in verità manifestazioni oppressive e svilenti per entrambi i generi, tra cui ridicole gonne lunghe come abbigliamento sportivo e ad indurre le allieve ad aiutare nelle pulizie e a mediare i rapporti tra i suoi studenti.
In alcune occasioni tale dualità darà vita a siparietti comici, alla convinzione che la sua vera identità sia un pervertito gay (scene equivoche di solidarietà maschile belle fraintese) e a rischiare anche un matrimonio combinato dalla preside (proprio avanguardia pura nella lotta di genere, complimenti).
Questa è una commedia romantica scolastica decisamente graziosa, divertente e in alcuni momenti piuttosto riflessiva, che non cerca di abbattere alcun muro, ma di indurti almeno a pensare ad alcuni aspetti della vita di tutti i giorni e ad alcuni atteggiamenti ormai normalizzati che sarebbe bene cambiare o almeno esserne consapevoli, che alla fine la bravura e il valore si misurano anche da cose diverse. Non ci si concentra solo sui conflitti di genere, ma anche sulla sincerità e sulla equa spartizione dei compiti senza demandare sempre alla Fuko di turno perché “tanto a lei non dispiace”. Non la considero una serie rivelazione e in molti momenti le reazioni sono discutibili e fastidiose, soprattutto quelle dei compagni di classe, ma immagino dovessero dimostrare il radicamento dei pregiudizi e il giudicare senza sapere. Sto sovra-interpretando? Sto sovra-interpretando!
Nel complesso la considero godibile, anche un po' commovente soprattutto nel finale, molto dolce e con quel velo di narrazione onnisciente per cui, sia noi che il protagonista, sappiamo che un po' sta ingannando tutti, costretto dalle circostanze e da menti chiuse e ottuse, ma lo sta facendo anche con chi gli mostra genuina fiducia ed affetto, e questo non è corretto, necessario forse, ma non corretto.
Va comunque detto che molti personaggi non vengono approfonditi e soprattutto non lo sono i loro rapporti, portando a dei comportamenti poco credibili, come l’attaccamento alla prof che in alcuni cassi pare non adeguatamente costruito e messo lì solo perché necessario alla trama.
Sinceramente non inneggerei al capolavoro, alcuni episodi sono classici della commedia scolastica, molti elementi sono di puro fan service e troppo sfacciati e volutamente equivoci, e in molti casi il fingere di privilegiare le donne quando vengono oggettificate comunque molto e non risaltano mai davvero mi ha infastidito. Tuttavia alcuni personaggi sono piuttosto ben scritti per una serie così breve, poi che piacciano o no è questione personale, e induce alcune riflessioni, ma alla fine non ha lo scopo di fare rivoluzioni, di cambiare il sistema o di rovesciare l’ordine, quanto di perturbarlo e, chissà, inspirarlo. Le acque vengono agitate, ma nulla più. Tornare al lago calmo è questione di scelte per i personaggi, ma il sasso c’è stato, sta a loro capire cosa farne.
Serie godibile anche dal punto di vista grafico, piacevole, calda e rotonda. A tratti imbarazzante, ma nel modo tenero dell’adolescenza goffa, imbranata, incasinata, piena di errori, delusioni e di emozioni forti, intense ma spesso effimere nella loro veemenza. Amori a senso unico, amori mai rivelati, devozione e gratitudine che forse… potrebbero o no… essere amore. Indecisione, senso di colpa, disagio e confusione provocate da una bugia o da un’incomprensione che ti avviluppa sempre di più fino a non sapersi o non potersi districare senza distruggere tutto e ferire.
E, nota personale, un insegnante che si prodiga e si interessa al di là dei suoi doveri di crescere menti più aperte, sane, serene e di ascoltare i ragazzi anche aprendo loro gli occhi e inculcandogli un po' di sana realtà e sale in zucca, non sempre in senso esclusivamente negativo, fa sempre piacere. Non sto né intendo paragonarlo a GTO, ma chi avesse avuto la fortuna di avere dei buoni mentori, ognuno coi suoi metodi, anche solo per breve tempo, sa cosa voglio dire.
In alcune occasioni tale dualità darà vita a siparietti comici, alla convinzione che la sua vera identità sia un pervertito gay (scene equivoche di solidarietà maschile belle fraintese) e a rischiare anche un matrimonio combinato dalla preside (proprio avanguardia pura nella lotta di genere, complimenti).
Questa è una commedia romantica scolastica decisamente graziosa, divertente e in alcuni momenti piuttosto riflessiva, che non cerca di abbattere alcun muro, ma di indurti almeno a pensare ad alcuni aspetti della vita di tutti i giorni e ad alcuni atteggiamenti ormai normalizzati che sarebbe bene cambiare o almeno esserne consapevoli, che alla fine la bravura e il valore si misurano anche da cose diverse. Non ci si concentra solo sui conflitti di genere, ma anche sulla sincerità e sulla equa spartizione dei compiti senza demandare sempre alla Fuko di turno perché “tanto a lei non dispiace”. Non la considero una serie rivelazione e in molti momenti le reazioni sono discutibili e fastidiose, soprattutto quelle dei compagni di classe, ma immagino dovessero dimostrare il radicamento dei pregiudizi e il giudicare senza sapere. Sto sovra-interpretando? Sto sovra-interpretando!
Nel complesso la considero godibile, anche un po' commovente soprattutto nel finale, molto dolce e con quel velo di narrazione onnisciente per cui, sia noi che il protagonista, sappiamo che un po' sta ingannando tutti, costretto dalle circostanze e da menti chiuse e ottuse, ma lo sta facendo anche con chi gli mostra genuina fiducia ed affetto, e questo non è corretto, necessario forse, ma non corretto.
Va comunque detto che molti personaggi non vengono approfonditi e soprattutto non lo sono i loro rapporti, portando a dei comportamenti poco credibili, come l’attaccamento alla prof che in alcuni cassi pare non adeguatamente costruito e messo lì solo perché necessario alla trama.
Sinceramente non inneggerei al capolavoro, alcuni episodi sono classici della commedia scolastica, molti elementi sono di puro fan service e troppo sfacciati e volutamente equivoci, e in molti casi il fingere di privilegiare le donne quando vengono oggettificate comunque molto e non risaltano mai davvero mi ha infastidito. Tuttavia alcuni personaggi sono piuttosto ben scritti per una serie così breve, poi che piacciano o no è questione personale, e induce alcune riflessioni, ma alla fine non ha lo scopo di fare rivoluzioni, di cambiare il sistema o di rovesciare l’ordine, quanto di perturbarlo e, chissà, inspirarlo. Le acque vengono agitate, ma nulla più. Tornare al lago calmo è questione di scelte per i personaggi, ma il sasso c’è stato, sta a loro capire cosa farne.
Serie godibile anche dal punto di vista grafico, piacevole, calda e rotonda. A tratti imbarazzante, ma nel modo tenero dell’adolescenza goffa, imbranata, incasinata, piena di errori, delusioni e di emozioni forti, intense ma spesso effimere nella loro veemenza. Amori a senso unico, amori mai rivelati, devozione e gratitudine che forse… potrebbero o no… essere amore. Indecisione, senso di colpa, disagio e confusione provocate da una bugia o da un’incomprensione che ti avviluppa sempre di più fino a non sapersi o non potersi districare senza distruggere tutto e ferire.
E, nota personale, un insegnante che si prodiga e si interessa al di là dei suoi doveri di crescere menti più aperte, sane, serene e di ascoltare i ragazzi anche aprendo loro gli occhi e inculcandogli un po' di sana realtà e sale in zucca, non sempre in senso esclusivamente negativo, fa sempre piacere. Non sto né intendo paragonarlo a GTO, ma chi avesse avuto la fortuna di avere dei buoni mentori, ognuno coi suoi metodi, anche solo per breve tempo, sa cosa voglio dire.
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Honey Lemon Soda posso solo dire che l'ho visto 2 volte nello stesso mese dopo che è finito per quanto mi è piaciuto e ad oggi l'ho rivisto in totale 3 volte in un anno 🤦🏼. Ho seri problemi con quest'opera, ma mi prende sempre tantissimo in qualche modo.
Mi rode giusto un po' il c*lo che abbiate preso una recensione da 4/10, ma dettagli. Come si sul dire, de gustibus. L'adattamento ha sicuramente i suoi aspetti negativi, soprattutto andando ad adattare in 12 episodi ben 8 volumi, però 4 mi sembra eccessivamente basso.
Strawberry Eggs me lo hanno consigliato, tra l'altro è anche doppiato in italiano ed esiste l'Home Video qui da noi, però ad oggi ancora non l'ho recuperato.
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