Abbiamo avuto la fortuna di poter passare del tempo a cena con lui e potergli fare qualche domanda sul mesterie di animatore in Giappone.

Quando ha capito di voler fare questo lavoro?
Ero un grande fan di Gundam e per questo volevo diventare animatore. Ho frequentato una scuola di specializzazione a Osaka, poi ha pensato: "Se vado a Tokyo qualcosa troverò". E così ho fatto, iniziando in una piccola realtà
In Italia non si ha ben presente come sia il lavoro di animatore in Giappone. Può descrivere la giornata tipo quando si lavora a una serie importante, o comunque quando si è sotto lavoro?
In teoria dovrei alzarmi presto, lavorare di giorno e poi dormire. In realtà ci sono molti momenti di forte impegno, per cui finisco per alzarmi verso l'ora di pranzo e poi lavorare.
Oggi si lavora soprattutto sul digitale: si disegna ancora a mano?
Prima si lavorava di più a mano, adesso si fa entrambe le cose ma prevale nettamente il digitale.
Quando un'opera è tratta da un manga e il personaggio è già stato disegnato dal mangaka, come si decide il tipo di character design da dare in animazione?
Quando esiste già un'opera di riferimento con un design definito, bisogna tenere conto del fatto che ci sono fan che vogliono proprio quel tipo di disegno. Allo stesso tempo, però, quel disegno va portato in animazione, quindi servono dei compromessi per renderlo più semplice e in grado di essere animato. Quando invece sono io a scegliere il design originale, il problema si pone comunque per l'animatore, perché va sempre trovato un compromesso tra la resa grafica e la possibilità di animarla. Oggi, comunque, siamo in un'epoca in cui è possibile animare anche disegni più complicati rispetto al passato.

Cos'è più difficile da animare: una scena d'azione o qualcos'altro?
Tutte le scene d'azione sono complicate, anche perché servono molti movimenti di camera per renderle spettacolari. Ma è ancora più difficile realizzare le scene tranquille, perché lì non ci si può appoggiare agli effetti speciali: bisogna comunque catturare l'attenzione dello spettatore. Ogni animatore ha la propria specialità: c'è chi sa fare bene le scene d'azione e chi le scene tranquille, e il produttore lo sa, quindi assegna le scene di conseguenza.
Cosa distingue un bravo animatore da un animatore memorabile, riconosciuto anche a livello internazionale — cosa lo rende davvero indimenticabile per il pubblico?
Fondamentalmente è tutta una questione di fortuna. Si può essere bravi, ma bisogna anche avere la fortuna di lavorare a una serie che diventa famosa, soprattutto all'estero: allora tutti ti conoscono, in particolare se fai character design, perché gli animatori vengono accreditati e il loro nome compare per primo nei crediti. Oggi capita anche che il pubblico noti "questa scena l'ha fatta tizio", e così quella persona diventa famosa. Ma serve sempre l'occasione giusta. Anche Miyazaki, prima, faceva l'animatore, ma è diventato famosissimo solo quando è diventato regista, e da lì il suo nome è passato in primo piano.
Oggi ci sono parecchi freelance anche fuori dal Giappone, italiani compresi. Cosa ne pensa di questa nuova "new wave" di animatori scoperti online e presi all'estero?
Ci sono molti giovani animatori stranieri che fanno scene d'azione e vengono scoperti su internet. Da un lato questi giovani vogliono farsi conoscere e pubblicano sui social per mostrare il proprio lavoro. Dall'altro, però, devono comunque sottostare alle regole: vengono corretti dal direttore delle animazioni, ad esempio quando il character design non è abbastanza simile all'originale, oppure quando nelle scene d'azione le linee vanno rifatte per renderle più curate. Serve un equilibrio tra questi due aspetti.
Ha qualche ricordo legato alla serie di Sailor Moon, tanto amata in Italia. Qualche retroscena da raccontare?
Ero molto giovane quando ci ha lavorato, quindi per me è stata un'esperienza difficile all'epoca. Ma ripensandoci oggi è un bel ricordo, perché mi sono impegnato moltissimo.
L'autrice originale del manga esprimeva la sua opinione sulla lavorazione?
La responsabile principale del character design probabilmente si è consultata molto con l'autrice. io, invece, ero direttore delle animazioni e personalmente non ha mai avuto a che fare direttamente con lei. Per quanto riguarda il remake recente, che in realtà non era un vero remake della serie anni '90, ma un adattamento più fedele al manga, sembra che l'autrice si sia lamentata di più. Secondo me, in realtà i fan volevano più un remake della serie anni '90 che un adattamento fedele del manga.
Cosa pensa dell'intelligenza artificiale, in questo momento, nel mondo dell'animazione?
Guardo molti video realizzati con l'intelligenza artificiale e penso che la sua evoluzione sia impressionante. Allo stesso tempo, però, noto che manca il carisma, non c'è un'identità propria: per questo, al momento, si ferma lì.

Quindi non è ancora il momento di usarla nel mondo dell'animazione?
L'intelligenza artificiale si evolve molto velocemente, quindi in futuro potrebbe essere usata come oggi si usa la computer grafica per folle, veicoli e sfondi. Ma per le persone, per ora, no: l'animazione non è qualcosa che si fa da soli, ma seguendo le indicazioni del regista e del produttore, dando forma a quello che loro vogliono. Se l'intelligenza artificiale riuscirà un giorno a dare una forma superiore rispetto a quella di un umano, allora si vedrà ma per il momento non ci siamo ancora.
In realtà mi preoccupa più l'intelligenza artificiale realistica di quella applicata all'animazione: vedo molti filmati, ad esempio di persone come Bruce Lee, ormai scomparse da tempo. Un tempo un video falso si riconosceva subito, oggi il livello raggiunto è tale che spesso ci si confonde, e questo permette la diffusione di filmati falsi, un problema serio. Ho letto anche di problemi legati alle voci dei doppiatori riprodotte sui social: se il doppiatore dà il proprio consenso, va bene, ma il consenso resta comunque necessario.
Hisashi Kagawa tornerà presto in Italia, restate sintonizzati su AnimeClick per sapere dove e quando!
Si ringrazia Edoardo Serino per l' aiuto
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