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Adotta un titolo 1Adotta un titolo 2Titoli poco conosciuti, passati in sordina all'epoca dell'uscita o dimenticati col tempo... su AnimeClick.it abbiamo migliaia di schede anime e manga senza alcuna recensione, privando quindi i lettori di uno dei principali punti di forza delle stesse.
Per cui, ad ogni appuntamento di questa rubrica vi proporremo alcuni di questi titoli, con la preghiera di recensirli qualora li conosciate. Tutti gli utenti che recensiranno le opere proposte entro la scadenza assegnata riceveranno l'icona premio Scheda adottata. Per le regole da seguire nella stesura delle recensioni rimandiamo al blog apposito, che vi preghiamo di utilizzare anche per commenti, domande o tenere traccia dei premi (non commentate l'iniziativa in questa news).

I titoli al momento disponibili sono:

[MANGA] Shoma - Cronache della guerra leggendaria (Scadenza: 11/3/2015)

[ANIME] Abarenbo Rikishi!! Matsutaro (Scadenza: 15/3/2015)

[LIVE] 13 assassini (Scadenza: 18/3/2015)

[MANGA] Valzer delle magnolie (Scadenza: 22/3/2015)

[ANIME] Lo scoiattolo Banner (Scadenza: 25/3/2015)
 

Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle recensioni su anime e manga, realizzate degli utenti di AnimeClick.it.

Oggi appuntamento libero, con gli anime Dancougar, Ping Pong The Animation e Mangaka-san to Assistant-san to.

Ricordiamo che questa rubrica non vuole essere un modo per giudicare in maniera perentoria i titoli in esame, ma un semplice contesto in cui proporre delle analisi che forniscano, indipendentemente dal loro voto finale, spunti interessanti per la nascita di discussioni, si auspica, costruttive per l'utenza.


Per saperne di più continuate a leggere.


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Ed eccomi a recensire l'ultimo super robot "tradizionale" della storia, "Dancouga", anime prodotto dalla Ashi Productions (la stessa di "Baldios") e abbastanza famoso nel paese del sol levante, dove nutre una certa celebrità e un discreto numero di fans. Essendo targato 1985 questo anime, allo stesso modo del "Layzner" di Ryosuke Tahakashi uscito lo stesso anno, risente molto dell'influenza di "Macross", "Gundam" e "Ken il Guerriero": si potrebbe dire che "Dancouga" sia effettivamente un tradizionalissimo super robot anni '70 camuffato da "Gundam", con trovate alla "Macross" (riflessi sui caschi e sui capelli, mecha design iperdettagliato, ampio spettro nella scelta dei colori, acconciature Glam Rock, turbe adolescenziali) e con degli inserti alla "Hokuto no Ken" (tamarri alla "Terminator", trasmigrazione attraverso Satori che funge da deus ex machina ecc...) "Dancouga" è figlio dei suoi tempi, almeno nella facciata: non mancano belle musiche j-pop anni '80, che più anni '80 di così si muore; un character design stilosissimo e reminescente di Mamuru Nagano, delle sigle dall'indiscutibile mood anni '80 trainanti e coinvolgenti (quante volte ho usato la parola anni '80?). Indubbiamente i problemi di Dancouga non stanno nella confezione, ma nella sostanza. Cosa c'è dietro al suo make up? Niente che non si sia già visto in precedenza, e per di più sviluppato assai aprossimativamente: in primis il tema dell'istinto che vince sulla ragione, concetto chiave della filosofia nagaiana; poi il tema della religione, sia essa orientale che occidentale, trattato in modo superficiale, come se fosse una nota a margine stesa frettolosamente; infine il tema del potere, esposto sterilmente e senza un'adeguata analisi, con la solita penuria contenutistica tipica dell'anime.

Il punto chiave della questione è: serve a qualcosa travestire secondo i dettami della moda in voga negli anni '80 un robotico che sarebbe andato bene a metà anni '70 ? No, a mio modesto avviso. L' umanizzazione dei cattivi (Nagahama Tadao), l'invasione aliena, lo scontro finale nello spazio, i cambi di fazione ecc... sono cliché tipici del genere già sviluppati egregiamente nel passato, in modo molto più virile ed incisivo, magari con messaggi antimilitaristi e con moniti autoriali alle nuove generazioni. I cattivi di "Dancouga", con il loro spessore psicologico nullo e la loro ottusità, non sono più accettabili in un robotico del 1985, uscito qualche anno dopo "Daimos", "Gundam", "Baldios", "Dunbine" e "Ideon", che vantavano tutti di cattivi umanizzati di prim'ordine, caratterizzati allo stesso modo dei protagonisti. Gli antagonisti di "Dancouga" sono ridicoli per i loro tempi, sopratutto quando nello stesso anno andavano in onda cose come "Z Gundam" e "Layzner"; Shapiro poi è il prototipo del cattivone di bell'aspetto e senza spessore messo lì giusto per attirare le fungirls: egli pare un demente nel suo desiderio di diventare un Dio, concetto che ribadisce in ogni puntata senza argomentazioni, perché fa figo dirlo, con le sue pose da cantante Glam e con la sua tirapiedi dai capelli verdi che se ne compiace. Quindi, a mio avviso, sugli antagonisti di "Dancouga" c'è da stendere un velo pietoso. Tuttavia devo ammettere che almeno i protagonisti si salvano: seppur non buchino lo schermo per carisma, le "Cyber Bestie" dimostrano di essere un bel gruppetto affiatato di ragazzi ben caratterizzati: c'è il tamarro che agisce prima di pensare tipico del robotico, c'è la tsundere dall'acconciatura Glam, c'è quello che pratica le arti marziali (ripeto che "Ken Shiro" andava di moda all'epoca), c'è il buontempone che con la sua simpatia alleggerisce i momenti pesanti della serie, c'è l'orfanella sfigata che tanto andava di moda negli anni '70. Ovviamente non mancano il professore e il capo dell'esercito, presenza fisse nella tradizione del super robotico nagaiano. Insomma, con i protagonisti lo spettatore si sente a casa.

All'inizio e nella metà degli anni '70, i super robotici a cui si ispirava "Dancouga" davano molta importanza ai combattimenti contro il mostro della settimana. Quelli di transizione di fine anni '70 e inizio '80, invece, davano più spazio ai personaggi, mettendo sovente il robottone in secondo piano. Su questa falsariga si muove "Dancouga", che come accadeva in "Danguard" anni prima, fa comparire il robottone a serie inoltrata (la sedicesima puntata per essere precisi). I combattimenti durano pochissimo e sono poco spettacolari, in quanto "Dancouga" preferisce atteggiarsi a sci-fi duro e puro, con scenari di guerra verosimili, robottini trasformabili in belve feroci (in quegli anni andavano di moda anche i "Transformers"), vicende militaresche piene di testosterone e condite di dramma.
Indubbiamente riconosco al "Dancouga" di essere il super robottone anni '80 più figo e sborone in assoluto, subito dopo l'inarrivabile "Dangaioh" disegnato da Shoji Kawamori; tuttavia, per quanto sia figo, il robot che dà il nome alla serie è troppo potente, e possiede un numero di attacchi troppo limitato: quando arriva "Dancouga", introdotto dalla sua scena di agganciamento mozzafiato, basta un pugno tirato a caso per devastare in un batter d'occhio intere legioni di nemici (!). Fine episodio. La poca spettacolarità la posso comprendere in un anime come "Baldios", che mette il robot in secondo piano al fine di affrontare tematiche rilevanti e di spessore, ma non la posso accettare in un anime come questo, che punta tutto sulle musiche e sulla grafica, tralasciando i contenuti e l'impronta autoriale.

Dal punto di vista della grafica, delle musiche e del design, "Dancouga" è indubbiamente all'avanguardia. Ma non lo è affatto nelle animazioni: esse sono statiche, a pochi frames, sopratutto nella prima parte della serie, in cui alcune puntate presentano una qualità bassissima dei disegni sui rodovetri: le facce dei personaggi spesso appaiono addirittura deformate (molte animazioni devono essere state commissionate a studi coreani di serie B per risparmiare). Infatti la Ashi productions è sinonimo di robotico al risparmio, esattamente come "Baldios", che non brillava di certo per la fluidità delle animazioni. I rivali Sunrise di "Dancouga" dello stesso anno, tali "Z Gundam" e "Layzner", erano avanti anni luce per le animazioni e la spettacolarità dei combattimenti.

Le prime sedici puntate di "Dancouga", quelle senza il "Dancouga", sono troppo lente e statiche, nel loro voler essere uno sci-fi di guerra con l'aggiunta di "Transformers" e mostri invasori alieni. Tuttavia la serie diventerà più coinvolgente nella seconda metà, anche se non arriverà mai a livelli di epicità stellare. Diciamo che tutto è retto dai protagonisti, dal loro carisma e dalla loro simpatia; certamente, se andiamo a guardare anche lo script, in "Dancouga" ci sono abbastanza ingenuità narrative, accettabili in un robotico anni '70, ma non in uno del 1985, che deve comunque rispettare, in qualche modo, i criteri di verosomiglianza delle vicende trattate introdotti da "Gundam". Inoltre il finale è tronco per il basso share della prima messa in onda, quindi per vedere la trentanovesima puntata è necessario ricorrere all'OAV "Requiem for Victims". Se la serie vi è piaciuta vi consiglio comunque anche il film "God Bless Dancougar" (le rimanenti produzioni con il nome "Dancouga" sono a mio avviso trascurabili). Considerando che negli anni '80 è stato fatto molto di meglio, questa serie è nella media per il suo periodo, e pertanto la consiglio esclusivamente ai "nostalgiafag" del mood anni '80, che ne saranno certamente entusiasti, e ai fans del robotico di tutte le epoche che vogliono ampliare la loro cultura personale. Il mio voto è un sei e mezzo, contando anche quello del mediocre OAV conclusivo, che di fatto è l'ultima puntata della serie.






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Pantsu pantsu pantsu oh adoro le tue tettine piccine Mihari-san! Pantsu pantsu la scadenza per la consegna del manoscritto è domani cavolo! Devo giocare ai galge! Pantsu pantsu devo nascondere i giornaletti porno! Pantsu pantsu Ashisu-san mi faresti toccare le tue tette? Pantsu pantsu...

Non sono impazzito, sto solo cercando di rappresentare il flusso dei pensieri di Yuuki Aito, protagonista del manga Mangaka-san to Assistant-san to, disegnato da Hiroyuki fra il 2008 e il 2013 (con un seguito iniziato subito dopo e intitolato, con gran fantasia, Mangaka-san to Assistant-san to 2). Questo stesso manga ha ricevuto poi un adattamento animato in dodici episodi della durata di tredici minuti l'uno, prodotto dallo studio ZEXCS e mandato in onda nella stagione primaverile del 2014.

Una vera e propria trama non c'è, infatti ogni episodio è costituito da una serie di segmenti autoconclusivi, in cui assistiamo alle peripezie quotidiane di Aito e dello stuolo di donne che gli ruota attorno: la sua prima assistente Sahoto Ashisu, che sogna di diventare anche lei una mangaka effettiva con una serie tutta sua da scrivere e disegnare; la seconda assistente Rinna Fuwa, ingenua e dalle curve abbondanti; la "super assistente" Sena Kuroi, una tsundere dall'aspetto di ragazzina; l'editrice Mihari Otosuna, amica di vecchia data di Aito in quanto i due frequentavano la stessa classe e condividevano la passione per i fumetti. Aito è l'autore di un manga intitolato Hajicafe e, come ho cercato di far capire fin da subito, ha prevalentemente una cosa in testa: le mutandine. Poi vengono anche le tette e i galge, ma l'intimo femminile è al primo posto, e questo si riflette sia nel manga a cui lavora (pieno di inquadrature e mutandine a tutto spiano) sia nei suoi rapporti con le quattro donne. E, ciliegina sulla torta, ognuna di loro è in qualche modo attratta da lui, per motivi ancora sconosciuti visto che il mangaka in questione è un pervertito privo di spina dorsale e di qualsivoglia serietà.

Chi si aspetta una serie che parli del lavoro di mangaka, delle sue difficoltà e dei sacrifici che bisogna compiere per poter raggiungere la vetta, dei metodi di realizzazione di un fumetto e del compito degli assistenti rimarrà deluso, così come lo sarà chi si aspetta, a giudicare dal titolo, una storia romantica fra il mangaka e l'assistente: questi dodici episodi sono una sfilza di situazioni comiche (almeno in teoria) infarcite di fanservice, discorsi sulle mutandine e sulla lettura della personalità femminile attraverso esse, gite alle terme e in spiaggia, equivoci e situazioni piccanti, bisogni fisiologici impellenti che ti colgono nell'ascensore bloccato, metodi poco ortodossi per raccogliere "materiale" per il proprio manga. Almeno in teoria, ho scritto, perché una buona parte delle situazioni proposte sono già state mostrate in decine e decine di simili commedie ecchi, spesso in maniera migliore, altre volte in maniera peggiore, oppure sono gag che non riescono a far ridere come vorrebbero. Ma non tutto è male: quando la storia cerca di farsi più seria e di scavare nel passato dei personaggi o nelle loro ambizioni e nei loro sogni, la serie prende una piega più piacevole, dimostra di possedere tutte le potenzialità per tirarne fuori uno slice of life decente. Potenzialità sprecate, ovviamente.

Essendo una commedia fondata sul fanservice e su situazioni moderatamente piccanti, Man-gaka-san to Assistant-san to non offre personaggi indimenticabili, dalla caratterizzazione psicologica solida e approfondita: ci si limita a ricalcare i soliti stereotipi del pervertito ingenuo, della ragazza seria, del capo autoritario, della tettona, della tsundere che sembra più piccola di quanto sia, infilandoci in mezzo anche la sorellina minore della ragazza seria che deve metterla in imbarazzo in alcune situazioni rivelandone i segreti e un capo redattore minorenne per la gioia degli amanti delle lolicon; non manca nemmeno la mascotte animale, in questo caso un gatto con un reggiseno in testa ribattezzato Branya. I personaggi più interessanti sono proprio i due che vengono approfonditi un po' di più rispetto agli altri, ossia Miharu e Ashisu, e la loro cotta per Aito sembra avere ragioni più convincenti rispetto a quanto avvenga per le altre due assistenti, Rinna e Sena, visto che sono a contatto con Aito da più tempo di loro e conoscono anche alcuni lati particolari del suo carattere come l'impegno sul lavoro, il talento nel disegno, la gentilezza.

Dal punto di vista grafico ci troviamo di fronte a un anime colorato, luminoso, senza discontinuità qualitative nell'arco dell'intera serie e pieno di personaggi dal character design molto grazioso, soprattutto per quanto riguarda le figure femminili. La colonna sonora non è nulla di memorabile, a parte le sigle e soprattutto l'ending dell'ultimo episodio, Endless Panties, che è diversa da quella degli altri undici episodi e che strappa un sorriso perché è una sorta di serenata alle mutandine cantata dallo stesso Aito.

Mangaka-san to Assistant-san to è una di quelle opera da visionare a cervello spento, se si è alla ricerca di una commedia senza troppe pretese, per farsi due risate. Il problema è che il tipo di situazioni e di battute su cui si basa il suo umorismo non sempre funziona, anzi spesso e volentieri invece di sorrisi strappa degli sbadigli, mentre l'elemento sentimentale è a malapena abbozzato e il lavoro del mangaka viene oscurato da discorsi su tette e mutandine. La visione scorre comunque leggera e non pesa molto nemmeno nei peggiori episodi, complice anche la durata ridotta delle puntate, ma si poteva fare molto di meglio, partendo da una simile idea di base.