Anno 1202 del calendario di Zemuria. All'indomani degli eventi nella capitale Grancel, avvenuti durante le celebrazioni del compleanno della Regina, e dopo lo sventato colpo di stato ai danni della monarchia di Liberl, Estelle Bright si sveglia, scoprendo che Joshua è scomparso. Ricordando quanto accaduto la notte precedente, decide di partire immediatamente al suo inseguimento, facendo prima di tutto tappa a Rolent, la città dove i due sono cresciuti come fratelli della famiglia Bright negli ultimi cinque anni.
Durante il viaggio in aeronave, Estelle incontra Kevin Graham, un sacerdote itinerante della Chiesa Settiana che vaga per il continente, ma non è un incontro casuale: al suo ritorno a casa, la ragazza scopre che è stato suo padre Cassius a chiedere a Kevin di tenere d'occhio Estelle per evitare che prendesse qualche decisione azzardata. Quando sua figlia dichiara di voler partire alla ricerca di Joshua e scoprire la verità dietro l'organizzazione nota come Ouroboros, Cassius decide di non opporsi, ma la mette in guardia sul fatto che non è ancora pronta, inviandola a intraprendere un addestramento speciale per i Senior Bracer.
Dopo aver completato i due mesi di addestramento insieme ad Anelace, le due tornano a Grancel, dove Estelle si riunisce con Scherazard e Agate per contrastare le attività dell'organizzazione Ouroboros.
Quello che compie Estelle nel corso di una buona parte di 2nd Chapter è un viaggio a ritroso, in quegli stessi sentieri percorsi con Joshua, la cui sagoma appare su quella panchina, in quello stabilimento termale, come se il primo viaggio dei non più fratelli Bright fosse stata una fugace illusione da cui si sono destati. Nella trilogia di Trails in the Sky i flashback e i ricordi sono gli strumenti di indagine non solo per scardinare il presente, ma anche per scavare nei sentimenti e nelle motivazioni dei personaggi, in modo da rappresentare uno sviluppo coerente e ben studiato, per quanto lineare, che vede in 2nd Chapter un consolidamento di quei meccanismi narrativi che renderanno la saga di Falcom tra le più apprezzate nel panorama dei JRPG.

Il primo sequel della saga Falcom si dipana, di pari passo alla maturità della sua protagonista, nel suo conflitto interiore tra dovere e sentimento, attraverso un groviglio di ricordo e scoperta, facendo propri gli strumenti dell'intreccio e della scrittura trattati con una calma e, al contempo, una forza implacabili, contribuendo a quel processo che qui inizia seriamente a plasmare Zemuria come un mondo vivo e pulsante, poiché in grado di donare senso ai suoi eventi storici e alle loro conseguenze, anni prima che la sua espansione, non tanto geografica quanto narrativa, rischi nei capitoli più avanzati di scivolare dalle mani dei suoi creatori attraverso varie forzature.
La Guerra dei Cento Giorni è qui ancora più protagonista: il suo strascico appare visibile non tanto sotto lo sfavillio di città ricostruite e aeronavi ammodernate, quanto nella memoria di chi ha perso qualcuno di importante, vittime innocenti di un piano ordito dal villain di turno, che si tratti della minaccia rappresentata dall'Anguis di Ouroboros o dei Jaeger, artefici materiali del massacro di Hamel, ma che vede nelle due nazioni coinvolte nel conflitto un denominatore comune chiamato insabbiamento, il mezzo per il fine superiore di una pace raggiunta sotto il velo di crimini cancellati e verità sopite.
2nd Chapter mette quindi Estelle a confronto con reietti, fantasmi del passato e persone cancellate; Loewe dice alla giovane bracer che non importa quanto un Enforcer di Ouroboros sia abile in combattimento, ciò che conta è l'oscurità che ha dentro di sé, spesso causata da un trauma: è quello l'elemento cardine per gli esecutori degli Anguis, un villaggio distrutto, un'infanzia negata, una storia d'amore finita in tragedia. L’irruzione dell'oscurità nella forma del conflitto porta alla polarizzazione di storie e anime erranti intente a vivere una lacerazione interiore, a cui reagiscono in maniera autonoma, pur facendo parte di un'organizzazione, con il tentativo disperato di riacquistare uno scopo e di giungere alla soluzione del proprio conflitto, che affonda le radici in trascorsi personali destinati a riemergere e trovare inevitabile risoluzione in un duello con quello stesso passato (Zin con Walter, Joshua con Loewe, Scherazard con Luciola).

Se il tono della narrazione è coerente e impreziosito da una maestria nel dominare l'amalgama tra luoghi ed eventi, con i dialoghi degli NPC che cambiano dopo ogni avvenimento, è altresì vero che la presenza dei doveri da bracer (leggi: sidequest, per lo più facoltative ma difficili da ignorare), e il ripercorrere gli stessi luoghi visti nel primo capitolo per un buon 70%, manifestano un valore produttivo che, pur senza rinunciare al contenuto, deve fare i conti con la sua realtà, con una Liberl che ci appare decisamente più piccola rispetto ad un anno fa, facendo del riutilizzo degli asset una necessità ben nota alla fanbase Falcom, ma che potrebbe deludere le nuove leve arrivate con il remake di un anno addietro, le quali troveranno un sequel molto conservativo da questo punto di vista.
Ma lo sgonfiamento dell'effetto novità e di quel senso di meraviglia avvertito nel 2025 è ampiamente compensato da tutto il resto; i tempi sono anche questa volta dilatati nella prima metà dell'avventura per poi deflagrare nella seconda in un turbine di emozioni in grado di comporre una coralità di personaggi i cui sentimenti sono al centro della storia non solo nelle scene di dialogo, ma anche in quelle di azione, mai così spettacolari. I primi flirt tra Shera e Oliver, le battute di Kevin, il rapporto tra Tita e Agate, i colpi di teatro di una giovanissima ma già segnata Renne e le peripezie piratesche dei Capua, incluso il tentativo di Josette di far breccia nel cuore di Joshua, si alternano ai complotti e agli scontri con gli Enforcer, che sono occasione di veri confronti e rivelazioni tra le parti in causa, e non vuoti riempitivi, come purtroppo si è avvertito in qualche frangente dei Trails più recenti. L'avventura prosegue quindi con dinamismo e scorrevolezza, nonostante la durata importante del gioco, e anche le succitate sidequest sapranno regalare qualche buon momento, dal passato di Lila alla timida quanto insospettabile redenzione del conte Dunan.

Falcom insegue il suo modello di "rifinitura" in tutte quelle componenti che hanno funzionato nei più recenti giochi della serie, dal combattimento ibrido con la sua alternanza delle fasi field/command, passando per il collaudato quanto malleabile sistema degli Orbments, qui presenti con versioni potenziate, così come le abilità dei singoli personaggi. 2nd Chapter presenta anche una maggiore libertà per quanto riguarda la formazione del party rispetto a 1st Chapter, laddove questa era invece fissa e vincolata dalla storia dei singoli capitoli. Cambiando la formazione cambiano anche i dialoghi, come Game Arts a partire da Lunar ha insegnato negli anni Novanta, e la colonna sonora a cura del Falcom Sound Team jdk valorizza brani che erano già memorabili. Traduzione di buon livello come nel precedente, al netto della perdita di alcune frasi del vecchio adattamento divenute iconiche (come il celebre Time for ul-tra-vi-o-lence di Estelle), sull'altare di una maggiore fedeltà. Se proprio vogliamo fare un appunto, sarebbe stata gradita qualche aggiunta in più rispetto ad alcune piacevole sidequest, sfruttando magari la conoscenza degli avvenimenti futuri.
Ma in un'epoca di revisionismi e dietrofront, in cui lo stuolo di appassionati celebra il ritorno degli scontri casuali di Final Fantasy, dopo che questi sono stati sradicati a furore di popolo qualche generazione fa, sintomo di una bussola smarrita e della ricerca di approdi sicuri, Falcom appare come il faro di un porto sicuro nella tempesta. Pertanto, non stupisce l'accoglienza ricevuta da questo remake, con i 9 che hanno iniziato a piovere anche da parte di quell'ipocrita stampa d'Oltreoceano da sempre guardinga e sufficiente nei confronti di questo genere di produzioni, mentre i suoi estimatori non hanno mai mancato di reclamizzarne l'assoluta qualità. In tale scenario, risulta difficile non trovare in questo ennesimo colpo messo a segno da Falcom un esemplare punto di congiunzione tra la zona di conforto e la voglia di continuare a stupire.
Testato su PS5, disponibile anche per Switch, Switch 2 e PC.
Recensioni della saga: Nayuta, Zero, Azure, Cold Steel I, II, III, IV, Reverie, Daybreak I, II, Sky 1st, Beyond the Horizon, Zero+Azure.

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Pro
- Il remake di un capolavoro, impreziosito da splendide cutscene e miglioramenti strutturali
- Gestione perfetta dell'intero cast di personaggi
- Sistema di gioco e progressione ancora una volta eccellenti, con diversi livelli di difficoltà
Contro
- La prima parte soffre di una certa ridondanza









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